Perché presento la mia formazione spesso dal vivo

Organizzare una presentazione della formazione in presenza, oggi, è oggettivamente un rischio. Lo vedo ogni volta: le persone scrivono, chiedono informazioni sul percorso, poi restano in silenzio. Si informano, poi restano incerte. C’è una dispersione, un’indecisione, che sento molto presente in questo momento — forse più che in passato.

Eppure, ogni volta che apro le iscrizioni a un nuovo percorso, scelgo di presentarlo dal vivo. E lo faccio proprio per questo.

Il valore di guardarsi negli occhi

Per me stare in presenza ha un valore prezioso: guardarsi negli occhi, sentire il tono di una voce, conoscersi in una maniera autentica e vicina. È esattamente il clima che cerco di creare quando conduco i miei gruppi — ed è quello che voglio offrire fin dalla prima presentazione della formazione, prima ancora che una donna decida di iniziare un percorso con me.

Non è nostalgia del “come si faceva una volta”. È che certe informazioni — quelle che contano davvero, quelle che aiutano una donna a capire se questo percorso è per lei — hanno bisogno di uno spazio concentrato, uno spazio tutto suo. Ed è proprio quello spazio che scelgo di costruire in un incontro dal vivo.

Un momento di pausa da telefoni e schermi

Telefoni, computer, connessioni continue: li trovo strumenti utilissimi, li uso ogni giorno anche io. Ma proprio per questo, in certi momenti, serve fare uno spazio diverso. Una pausa vera, non solo simbolica.

Perché è in quella pausa che possiamo sentire quanto valore ha il contatto, lo stare insieme — prima di tutto con noi stesse.

Prima si torna a sé, poi ci si incontra

C’è una sequenza che vedo ripetersi ogni volta, ed è quella che provo a offrire anche nell’incontro dal vivo: prima ci si distende, si torna un po’ più centrate su di sé. Solo dopo, da lì, si può entrare davvero in contatto con le altre persone — muoversi di più, magari danzare, ascoltare della musica insieme.

E si sente, in poco tempo, quanto si può stare meglio — attraverso azioni naturali, semplici, fisiologiche. Non serve altro.

Una sfida che scelgo consapevolmente

So che proporre una presentazione della formazione in presenza, oggi, è una sfida. È più facile iscriversi a un webinar che si può guardare mezzo distrattamente, che presentarsi da qualche parte a un orario preciso.

Ma è esattamente questo che cerco: incontrare persone che, se decidono di venire, vengono davvero. Persone la cui motivazione si vede già nel fatto di presentarsi, puntuali, in un luogo e in un momento condiviso.

Non è un test, e non è un giudizio verso chi in questo momento è ancora incerta — l’incertezza è comprensibile, ed è spesso proprio il punto di partenza da cui si comincia. È semplicemente il tipo di relazione che voglio costruire fin dal primo passo: autentica, presente, reale.

Se questo modo di intendere la formazione e la relazione ti risuona, ti aspetto alla prossima presentazione dal vivo — con il tempo e lo spazio per guardarci davvero negli occhi.

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Quando ascolti il corpo, la strada si illumina.